
Esplosione.
Seduta.
Stai.
Tra le carezze e il battito di un momento, non escono le parole giuste a chiarire la situazione.
Piacevole imbarazzo di chi è all'inizio, ma vede già la fine.
Qunate ricadute ci sono in una vita?
Quante volte bisogna sbagliare prima di capire che non è l'emozione che vince?
Timida e indifesa.
Imbarazzata.
Per il peccato, per il dispetto.
Perchè ci sono stata da entrambe le parti. E non è bello in nessun caso.
Tradire ed essere traditi.
Profumi familiari, ma non per intimità.
Per la costanza di un rapporto che ora è fermo su una linea.
E indietreggia.
Perchè o si va avanti ... oppure si fa solo una gran confusione nell'incertezza.
Mischio domande di vita e di obblighi.
Mischio parole di scherzo e di preoccupazione.
Sono razionale.
Si.
Decisamente.
Per un istinto che è abituato a primeggiare, mi sento ragionevole.
Ma mi godo l'attimo e non parlo. Non faccio.
Si.
Non mordo.
Abbaio.
Sono la mente di una donna matura e il cuore di una ragazzina indifesa.
Chiedo serenità e sicurezze.
Chiedo forza e luce.
Chiedo pace.
Lo chiedo al mondo e vedo chi risponde.
Mentre tu fai domande.
Ma io non le sento. Perchè non sono forse per me valide. Perchè non sono forse per me giuste.
Perchè forse non sono io quella che deve rispondere.
Perchè forse sono per te.
Chieditelo.
Chiedi a te stesso cosa vuoi.
E poi Corri a prendertelo.
Paure e rischi si affrontano ogni giorno.
Duplice è l'incognita: qualcosa si perde sempre.
O di là.
O da me.
Perso.
Nell'impegno di una vita che leggera non è, ma non è detto che non possiamo semplificarla.
Fermati un secondo solo. Un attimo. Un giorno.
Osserva il tuo cielo: ci sono nuvole che passano e non restano per sempre. Ci sono forme che appaiono e scompaiono.
La vita va avanti così.
In perenne metamorfosi.
Caleidoscopi.
Sono milioni le possibilità di andare avanti nella giusta maniera.
Bisogna Semplicemente sceglierne una.
Le altre, perdile.
Non rimandarle.
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giovedì 12 novembre 2009
Rimandato.
lunedì 19 ottobre 2009
LunaViola
Domani.
Avevo pensato che questo giorno sarebbe stato diverso.
Troppe chiacchiere, troppo pieno di aspettative.
Ero partita con il piede giusto.
Fino a quando, non sono ritornata nuovamente ad essere me stessa.
Cicerchiata sempre intrigata. Non fermata. Scatenata.
Lancia la pallina con forza e la fa cadere in un burrone. Per capriccio. E' un vizio.
Peggio della nicotina: il non sapersi controllare. Parlare. Dire. Fare.
Perchè ho sognato e ho pensato che doveva essere oggi.
Perchè ho deciso che mi sono stancata. Così all'imporovviso. Ed ecco.
Cicerchiata entra sul ring e non si controlla, non si destreggia.
Punta l'obiettivo ma non lo raggiunge, allunga la starda e la complica, la peggiora, la distrugge, la chiude.
Bhà.
Che strano essere che sono.
Sbaglio sempre lì e ricado.
E' un po' come cadere volando dalle scale di un locale pubblico, nel bel mezzo della gente, di sabato sera. Se avessi avuto i pantaloni, almeno, non mi ropevo anche le calze.
E invece a queste si aggiunge la mano. Sinstra. La stessa.
Si ripete anche il danno fisico.
Che disastro.
Respira
Respira
Respira
18.
La luna.
Siamo al primo passo nella strada dell'apprendimento.
L'istinto femminile porta a scendere in campo prima ancora di avere imparato. Studiato.
Dopo il passaggio, lei: La luna.
Duplice è la strada. Sono ad un bivio.
Affondo nelle sabbie mobili e indietreggio.
Però ci ho provato.
Sono passiva anche io.
Sono induttiva.
Lo sono stata oggi.
Perchè avrei dovuto dirti:
"Ho bisogno di parlarti"
E invece pur di non farlo mi sono intrecciata in una rete senza fine.
Stremando te, me e il nostro fiore.
Ma cancelliamolo pure.
Quelle sono "cose" che non se ne vanno.
Domani.
Doveva essere oggi, ma non lo è stato.
Domani non come oggi, nè come ieri, ma non ha attese.
Ritorno sulla solida strata di chi ha fatto e ora si sta studiando.
Però anche te dovevi essere sincero con la Tua di Rabbia.
Anche tu, dovevi essere Attivo.
Senza criticare una Passività che ti ha contraddistinto fino in fondo.
Spero di avere imparato.
Lei si chiama Luna.
venerdì 9 ottobre 2009
La rapina e l'errore.
Tra il dovere e il volere non c'è molta differenza in questo caso.
Mi riscopro ragazzina, perchè in un attimo, troppo presto a dire il vero, mi sono ritrovata davanti all'irrazionalità di un fascino che ti rapisce. E che ti fa fare, provare, cose che non dovresti fare, provare.
Volerle poi è diverso ancora.
Perchè in una stanza buia, esprimendo un desiderio non sarebbe questo. Non sarebbe quello di combattere contro una situazione che, in fondo, non riguarda me. Ma voi.
Troppe volte mi sono ritrovata a far primeggiare l'istinto.
Quasi sempre nella vita, ho dato la priorità all'esperienza, piuttosto che alla concretezza.
Ora non è più così.
C'è chi mi dice che dovremmo parlarne, c'è chi mi dice di sperare, c'è chi mi dice di mollare.
Quello che io dico è che il silenzio, forse, in questo caso è la miglior soluzione.
Il discorso non regge il confronto. Le sensazioni sono ancora troppo giovani. Ma non solo.
Il silenzio, servirà a non dare promesse che magari poi non si riescono a mantenere.
Chi sei tu, io ancora non lo so.
Chi sono io, ancora non lo so.
Quello che voglio, lo immagino.
E allora mi autocritico e dico che ho sbagliato io per prima, che ho fatto passi più lunghi della gamba, che deve tornare tutto al punto di partenza, senza distruzioni nè catastrofi: solo Un passo in dietro.
Per non bruciare la foto. Per non illuminare troppo una situazione che per quanto si possa Vedere, ha sempre delle gran belle zone d'ombra che non riguardano solo noi, ma altre persone.
E' un quadrato perfetto: storie intrecciate che verrebbero annodate e si districherebbero insieme.
E invece no.
Voglio che sia l'una indipendente dall'altra.
Non voglio legami multipli intrecciati!
E allora un passo alla volta, in maniera separata, per far luce su quelle nostre zone d'ombra che noi, a vicenda, non possiamo illuminare. Non insieme.
Ricordo il passato e ti ammiro.
Perchè quello è assodato.
Uno dei passaggi nella crescita è stato per me riuscre a scindere la rabbia dall'ammirazione oggettiva.
Ho capito che l'ammirazione non è sempre un fiore da cui nascerà un frutto, ma può essere anche direttamente il frutto. Punto. E' in caso di fraintendimento che subentra la rabbia che cancella le ammirazioni pure e disinteressate. E allora poi ti penti, i conti non tornano e continui a fare avanti e indietro non capendo che l'errore non è Lui, ma Noi.
Non voglio più ostinarmi.
E preferirei imparare a fermarmi un passo prima di fare quelle cose di cui poi mi pentirò, ma di questo ne scriverò un capitolo a parte.
Dove andiamo insieme non si sa.
Quale pianta nascerà. non voglio neanche immaginarla.
Capire i "se" e i "ma" non mi interessa.
Parlare di un poi non ha neanche senso, senza le basi.
Ma so solo che sono una persona onesta quanto bugiarda, sono discreta quanto aggressiva.
E a seconda delle occasioni mi sento me stessa in entrembe i casi.
E in questo caso, chiedo onestà a noi stessi, perchè nascondersi vorrebbe dire far intervenire la rabbia.
Resta ancora lì.
Provo a star ferma anche io.
Mi convinco del fatto che darci tempo, quanto tempo non si sa, magari anche infinito, è la cosa giusta da fare.
Parlo per me, per provarlo a tenere ben in mente.
Nella speranza di non dover avere la necessità di soffocare la situazione in un'altra, almeno per quanto mi riguarda.
Mi riscopro ragazzina, perchè in un attimo, mi sono ritrovata davanti all'irrazionalità di un fascino che ti rapisce. E che ti fa fare, provare, cose che non dovresti fare, provare. Fare cose tipo questa:
scrivere di te.
mercoledì 7 ottobre 2009
Il ring da spettatrice.
Ci riprovo.
Ma non ricordo neanche immediatamente la chiave di accesso.
Chiusa, ma non per ferie.
Bloccata.
Fortemente.
Per altri aspetti aperta.
Sbagliando, senza nulla di nuovo.
Storie già sentite. Queste.
Ho la testa tra le nuvole.
Ricordi di giovani notti folli, dove lottare voleva dire acquisire più forza e coraggio.
Mentre ora vuol dire dimezzarle, per preservarle.
Il tempo mimetizza ma non cancella.
In un mare mosso, le onde fanno la lotta.
Loro.
Io non resto neanche più a guradare.
Lascio fare e mi stanco subito di questo farneticare, di questo rumore. Di questo Caos.
E io che di lotte ne ho fatte tante, chiedo senza fare troppa confusione, che se c'è qualcuno che deve lottare, che lo faccia.
Io mi limiterò a raccogliere i suoi frutti.
E che il ring possa più felice da spettatrice.
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